Medicina

Charlie Gard, i genitori si arrendono: "è troppo tardi"

Charlie Gard, i genitori si arrendono:

I genitori di Charlie Gard hanno abbandonato la loro battaglia giudiziaria per tenere in vita il bambino.

Londra - "Come genitori di Charlie devoti e amorosi abbiamo deciso che non è più nell'interesse di Charlie proseguire nel trattamento e permetteremo a nostro figlio di andare tra gli angeli". L'annuncio, straziante, dell'addio alle armi è arrivato dall'aula del tribunale dove un commosso Mr.Justice - come è stato soprannominato il giudice Nicholas -, ha dichiarato che "nessun genitore avrebbe potuto fare di più". Grant Armstrong, legale dei genitori del bimbo affetto da una rara malattia degenerativa, ha aggiunto che la coppia è scoppiata in lacrime oggi all'udienza all'Alta Corte di Londra.

I genitori di Charlie Gard si sono dovuti arrendere alla fine e hanno ritirato la richiesta per trasportare il figlio in America. La scelta dei genitori è in realtà condizionata anche dal medico statunitense ideatore di questa cura sperimentale il quale ha riferito alla famiglia che il bambino ha riportato danni celebrali troppo gravi per poter guarire, spingendo i coniugi Gard alla rinuncia al viaggio negli USA. Ha detto il loro avvocato. Il motivo? "C'era una finestra di due mesi". E neanche con il protocollo ci sono possibilità di un miglioramento, ha detto Armstrong.

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Affetto da sindrome da deplezione del Dna mitocondriale, che atrofizza progressivamente i muscoli, a cui si è aggiunta una encefalopatia, Charlie, 11 mesi, è oggi sordo, cieco e tenuto in vita tramite respirazione artificiale.

Decisione che, sappiamo, è stata contestata dal mondo intero, e che ha perfino mosso capi di Stato - il Santo Padre e Donald Trump - a mettere in atto tutte le misure necessarie - nuova cittadinanza e offerta di ricovero presso l'ospedale Bambino Gesù di Roma - per trasferire il bambino all'estero e dare una nuova speranza di vita o di assistenza fino agli ultimi giorni su questa terra. "Charlie, devi sapere che la mamma e il papà ti hanno amato tantissimo e sono molto dispiaciuti di non essere riusciti a salvarti", ha detto il giovane. Insomma, un risultato che aveva dato speranza ai genitori, ma non condiviso dai medici inglesi che attualmente hanno in cura il piccolo a Londra.