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Libia, impegno per cessate il fuoco e elezioni

Libia, impegno per cessate il fuoco e elezioni

Resta il fatto che le forze armate francesi sono in Libia a fianco di Haftar da almeno un anno, se non due.

Da un lato un al-Serraj sempre più debole e isolato, dall'altra un generale Haftar sempre più padrone di un campo di battaglia che, per quanto fluido, comincia a definirsi nella sua estensione e politicamente sempre più rilevante. In un'intervista alla Stampa il ministro degli Esteri italiano Angelino Alfano ha ridimensionato la questione, ribadendo che l'Italia ha un "rapporto fraterno con la Francia" ma ha anche aggiunto che "ci sono troppi formati aperti in Libia, troppi mediatori, troppe iniziative" e che sarebbe necessario unire gli sforzi. Lasciamo pure stare il crollo nell'indice di gradimento dei francesi (dieci punti in un mese), che hanno poco gradito il prolungamento fino all'inverno dello stato di emergenza che doveva scadere a metà luglio (con l'aggiunta di un comitato per la sicurezza che risponderà solo al Presidente) e le notizie sulla nuova legge sul lavoro, che come la precedente (quella approvata quando Macron era ministro dell'Industria) verrà varata per decreto e si propone di far prevalere la contrattazione aziendale, via referendum in fabbrica, sulla contrattazione nazionale.

- 2. Siamo impegnati a un cessate il fuoco e ad astenerci da qualsiasi uso della forza dell'esercito che non sia finalizzato strettamente alla lotta al terrorismo, in conformità con il Libyan Political Agreement ed i trattati internazionali. Insomma, l'incontro a Parigi ha tutte le caratteristiche di una bella photo-opportunity ad uso e consumo dell'intraprendente Macron, oltre ad essere un buon abbrivio per il nuovo inviato dell'Onu in Libia, Salamè.

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I carabinieri stavano perlustrando la zona, dopo i diversi roghi sui Peloritani nei giorni scorsi, e hanno visto un bagliore. Mucchi di aghi di pino come miccia per innescare l'incendio nella pineta di Montalto di Castro .

I tentativi di ricomporre il quadro libico sono stati in passato frustrati dalle divisioni interne alle fazioni libiche, composte da una miriade di gruppi armati concorrenti che hanno cominciato a operare nel paese dopo la caduta del dittatore libico Muammar Gheddafi nel 2011. Del resto, dopo aver ripulito, da solo, la Libia dai jihadisti, sia quelli dello stato islamico che le milizie pro-AlQaeda, Haftar ha combattuto anche le milizie favorevoli a Sarraj.

Il presidente francese era un fiume in piena. L'interesse nei confronti della Libia e dell'Africa in generale, per la Francia, non è legato alla stabilità del Mediterraneo e alle conseguenze sul piano politico interno -interesse che invece è italiano- ma guarda, invece, al potenziale economico e commerciale.

Scavalcare, senza coinvolgere, l'Italia sul dossier libico - su cui Roma ha un vantaggio per contatti, ma anche perché UE e Stati Uniti glielo hanno affidato - è sotto certi versi un altro degli aspetti di continuità all'Eliseo. Poi ha mandato a farsi friggere la stessa Unione Europea e i suoi piani di redistribuzione dei migranti, mettendosi a farfugliare di "migranti economici" da respingere e "richiedenti asilo" da aiutare (a patto che intanto li accogliamo noi italiani, chiaro).