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Siracusa, giro di vite sul caporalato: controllate 3 aziende

Siracusa, giro di vite sul caporalato: controllate 3 aziende

Aggiungento quelli della prima fase, avvenuta a giugno e più circoscritta geograficamente, in totale sono state controllate 867 persone e 76 aziende.

L'operazione di polizia, denominata "Alto impatto-Freedom", è stata realizzata dalla squadra mobile della questura di Agrigento e coordinata dal servizio centrale operativo della direzione centrale anticrimine.

La Squadra mobile di Ragusa, nell'ambito dell'operazione nazionale anti-caporalato "Alto Impatto - Freedom" insieme a personale della Polizia Stradale, della Polizia Scientifica e dei commissariati di Modica e Vittoria, ha arrestato 3 uomini, denunciato 9 persone, controllato 11 aziende nei territori di Ragusa (un arrestato), Ispica (2 arrestati e 3 denunciati) Santa Croce, Vittoria (4 denunciati) e Acate (2 denunciati); 126 braccianti agricoli identificati (17 romeni di cui 12 donne, 41 africani di cui 2 donne, 11 albanesi, 15 bengalesi, 10 pakistani, 5 indiani e 27 italiani). In manette invece Giuseppe La Terra, comisano di 50 anni, titolare di un'azienda agricola in contrada Randello a Ragusa e dei fratelli Emanuele e Massimo Giamblanco, rispettivamente 48enne di Pozzallo e ragusano di 40, titolari di un'azienda in contrada Marza ad Ispica. Il controllo è nato da un'attività di routine della Polizia Stradale, che durante un controllo su un autoarticolato ha scoperto i 13 operai nascosti da un telone in plastica.

Nello specifico i controlli in provincia di Ragusa hanno portato all'arresto di 3 italiani che, secondo la Polizia, costringevano alcuni braccianti a turni di circa 12 ore per un compenso di 30 euro al giorno. Gravissime condizioni di degrado all'interno dell'azienda agricola e in particolar modo nei magazzini trasformati in abitazioni per nulla idonee, come certificato dall'Asp di Ragusa. Mentre la polizia entrava in un'azienda agricola di Ispica, uno dei due fratelli titolari dell'attività, avrebbe minacciato così alcuni lavoratori impegnati nei campi.

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Tutto è partita da Agrigento, ma l'indagine si è poi estesa alla provincia di Verona e a quelle di Forlì-Cesena, Latina, Lecce, Matera, Ragusa, Salerno, Siracusa, Taranto e Vibo Valentia, come scritto da Agrigento Notizie. I braccianti hanno riferito di guadagnare 35 euro al giorno per 10-12 ore, sempre 3 euro circa all'ora. Anche questi dipendenti vivevano in condizioni degradanti all'interno dell'azienda agricola.

Tutti i lavoratori extracomunitari identificati sono risultati essere in regola con le norme che ne disciplinano la permanenza sul territorio nazionale ed erano titolari di un contratto di lavoro a tempo determinato, della durata di cinquanta giorni. I controlli sono stati effettuati dal 17 al 21 luglio.

Da segnalare anche due aziende, un'impresa di Ispica ed una di Santa Croce Camerina, che rispettavano alla lettera le prescrizioni.