Internazionale

Medici senza frontiere: no alle armi a bordo delle navi di salvataggio

Medici senza frontiere: no alle armi a bordo delle navi di salvataggio

La più netta è apparsa Sea Watch, la cui rappresentante ha dichiarato che se non saranno fatte modifiche in particolare sul punto relativo alla polizia giudiziaria a bordo delle navi in caso di richiesta, "potremmo non firmare".

Alla fine la rottura fra il Governo Gentiloni e le Organizzazioni non governative che operano i salvataggi dei migranti in mare è stata quasi inevitabile.

Come riferisce l'agenzia Dire (www.dire.it) parlando ai microfoni di Skytg24, il direttore di Medici senza frontiere, Gabriele Eminente, spiega: "Il nostro auspicio era che questo Codice di condotta avesse un vestito un po' diverso".

Save The Children, Jugend Reptet e Medici Senza Frontiere si sono presentate ieri pomeriggio al Viminale per firmare il codice di condotta per le Ong, stilato dal Ministero dell'Interno.

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E quindi Europeo che salta e la brutta storia che resta nella mente dei tifosi ma soprattutto nella mente degli stessi giocatori. In bocca al lupo a Diego Flaccadori che si inserirà tra gli azzurri e a tutta la nazionale italiana .

Dura la reazione del ministro Marco Minniti, contenuta in una nota ufficiale: "Questo rifiuto pone le organizzazioni fuori dal sistema".

La diserzione di MSF sorprende più delle altre non soltanto per il ruolo da peso massimo che l'ong ricopre nei salvataggi in mare, ma anche perché l'organizzazione nelle scorse settimane, da quando Minniti aveva preavvisato un codice di condotta nel vertice di Tallin con i suoi omologhi francesi e tedeschi, si era posta in un atteggiamento di assoluta apertura verso il Viminale. "Gran parte dei punti - ha osservato Valerio Neri di Save- indicano cose che già facciamo e ci sono stati chiarimenti su un paio di punti che ci preoccupavano, quindi non abbiamo avuto problemi a firmare". Il documento, un codice di comportamento in 13 punti, è stato sottoscritto da Migrant offshore aid station (Moas) eSave the children, mentre Proactiva open arms ha fatto pervenire una comunicazione con la quale ha annunciato la volontà di sottoscrivere l'accordo. "Nel senso che la Guardia costiera italiana coordinerà solo chi ha aderito, le altre imbarcazioni saranno trattate come navi qualunque e una volta entrate nelle acque italiane saranno soggette a tutti i controlli di sicurezza che si riterranno opportuni". Per Fratelli d'Italia la linea da tenere con le Ong è molto più semplice: "sequestrare le navi che entrano nei nostri porti, far sbarcare i passeggeri, denunciare gli equipaggi delle navi per tratta di esseri umani e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina". Non si arriverà a questo, ma con la partenza della missione navale italiana, ci sarà un nuovo assetto delle unità in mare a ridosso delle acque libiche, dove incrociano i mezzi della Guardia costiera di Tripoli ed imbarcazioni di milizie armate degli stessi trafficanti. La mancata sottoscrizione del documento o l'inosservanza degli impegni previsti può comportare - si legge nel documento - l'adozione di misure da parte delle autorità italiane nei confronti delle relative navi, nel rispetto della vigente legislazione internazionale e nazionale, nell'interesse pubblico di salvare vite umane, garantendo nel contempo un'accoglienza condivisa e sostenibile dei flussi migratori. Obbligo di attestare l'idoneità tecnica, di nave, equipaggiamento e addestramento equipaggi, per le attività di soccorso. Viene chiesto alle Ong di avere a bordo "capacità di conservazione di eventuali cadaveri". Le Ong dovranno informare costantemente lo Stato di bandiera sulle attività svolte, soprattutto se avvengono al di fuori di una zona di ricerca istituita ufficialmente.

- Cooperare con il competente Centro di coordinamento marittimo eseguendo le sue istruzioni.

- Cooperazione leale con l'autorità di pubblica sicurezza del previsto luogo di sbarco dei migranti.