Finanza

Def, così Padoan copia Berlusconi e si lancia in promesse impossibili

Def, così Padoan copia Berlusconi e si lancia in promesse impossibili

Fra le voci di spesa la posta maggiore è la disattivazione delle clausole di salvaguardia, cioè dell'aumento di IVA e accise, totale per il 2018 con un finanziamento di 15,7 miliardi e parziale per il 2019 con 11,4 miliardi, per un totale di 18,9 miliardi. Il Ministero dell'Economia (Mef) ipotizza nella prossima manovra 600 milioni per la povertà, per i giovani 338 milioni nel 2018 e 2 miliardi nel 2019. E' quanto prevede il documento fatto recapitare dal ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan alle Camere, in occasione dell'audizione sulla nota di aggiornamento al Def. La cifra si desume dalla somma dai circa 10 miliardi di surplus di deficit concesso dall'Unione Europea e dagli 8,6 miliardi di risparmi, di cui 3,5 per la spending review.

La manovra - secondo il documento - avrà un impatto positivo sui tassi di crescita del pil in termini di differenziale tra lo scenario programmatico e quello tendenziale ammonta a "0,3 pp in ciascuno degli anni 2018 e 2019".

"Ogni arretramento" sul fronte pensioni "esporrebbe il comparto e quindi la finanza pubblica in generale a rischi di sostenibilità", dice invece il presidente della Corte dei Conti, Arturo Martucci, in audizione sulla Nota di aggiornamento al Def di fronte alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato. Dentro questo perimetro, ha avvertito il ministro, è già stato avviato un percorso con le forze di governo (Pd, Mdp, Ap, e gli altri gruppi) per definire le ipotesi di intervento "su investimenti, lavoro, lotta alla povertà e salute". Investimenti pubblici e misure di incentivazione agli investimenti privati in beni strumentali e immateriali e di sostegno alla ricerca scientifica e tecnologica, sono tra gli interventi che dovrebbero sostenere l'innalzamento della crescita del Pil preventivata dal Governo nella Nadef 2017. In aggiunta, arriveranno 300 milioni nel 2018, 1,3 miliardi nel 2019 che salgono ancora a 1,9 miliardi nel 2020. Tra le misure allo studio, ha spiegato Padoan, ci sono interventi che "mirano a ridurre l'evasione di alcune imposte, in particolare le indirette".

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E i tagli?deriverebbero soprattutto dalla leva spending review delle amministrazioni centrali, introdotta dal Dpcm di fine maggio. Inoltre, si opererebbero riduzioni di altri fondi e trasferimenti. Padoan frena gli entusiasmi, spiegando che non c'è spazio "per l'autocompiacimento" ma, allo stesso tempo, ha incoraggiato a proseguire sulla strada avviata, sottolineando che "persiste la fase di significativo miglioramento del mercato del lavoro", con previsione di "un ulteriore, progressivo aumento dell'occupazione nei prossimi mesi e anni". E di ridurre il debito pubblico, come richiesto nelle scorse ore anche da Bankitalia.

Mentre il governo presenterà ufficialmente in Parlamento, entro il 20 ottobre, il disegno di legge di bilancio, il provvedimento che contiene la manovra triennale (2018-2020) di finanza pubblica.