Finanza

Ilva, Ancelor Mittal e il suo piano da 4mila esuberi

Ilva, Ancelor Mittal e il suo piano da 4mila esuberi

Am InvestCo è però "disponibile a prendere in considerazione alcuni ulteriori elementi di natura retributiva riferibili ad elementi costituenti l'attuale retribuzione, a condizione che sia preservata la sostenibilità del piano industriale". I lavoratori saranno suddivisi: 25 quadri, 165 impiegati e 710 operai. Si parla quindi di 4.000 esuberi, distribuiti in tutti i siti. Per gli assunti, attaccano i sindacati, ci sarà un nuovo contratto di lavoro, rinunciando quindi all'anzianità di servizio e all'integrativo aziendale e determinando in tal modo un taglio salariale consistente e inaccettabile.

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E i tagli?deriverebbero soprattutto dalla leva spending review delle amministrazioni centrali, introdotta dal Dpcm di fine maggio. In aggiunta, arriveranno 300 milioni nel 2018, 1,3 miliardi nel 2019 che salgono ancora a 1,9 miliardi nel 2020.

La reazione della Fiom alla lettera è stata rabbiosa: ArcelorMittal è definita "arrogante e inaffidabile" dal segretario generale Francesca Re David all'unisono con il segretario per la siderurgia Rosario Rappa, tanto che "per la Fiom non ci sono le condizioni di aprire un tavolo negoziale". Fiom sarà presente all'incontro del Mise "per conoscere cosa vorrà fare il governo". Inoltre sono previsti 45 dirigenti in funzione. Come assicurato dal Governo gli esuberi verranno impiegati nelle attività di ambientalizzazione del sito di Taranto gestito dall'ILVA in Amministrazione Straordinaria. e potranno comunque essere utilizzati dalla procedura per l'attuazione del piano ambientale, come è stato ribadito dai commissari di Ilva nelle scorse settimane, mentre per chi non verrà impiegato in queste attività è previsto il ricorso a un periodo di Cigs per un arco di tempo equiparato alla durata del mandato dei commissari. Quanto alle controllate sono previsti 160 dipendenti in forze AIsm, 35 a Ilvaform, 90 Taranto Energia. "Se questo è l'atteggiamento di Mittal nei confronti dei lavoratori diretti", conludono i due sindacalisti, "il rischio è il massacro sociale dei lavoratori dell'indotto". "Genova non può pagare un prezzo doppio con la chiusura dell'area a caldo del 2005 abbiamo già perso 1000 addetti". Lo affermano in una nota congiunta il governatore ligure Giovanni Toti, il sindaco di Genova Marco Bucci, gli assessori regionali Edoardo Rixi, Gianni Berrino e l'assessore comunale Giancarlo Vinacci. Sarebbe opportuno, conclude la nota sindacale, che anche "il governo e le istituzioni locali (firmatarie tutte dell'Accordo di programma genovese che viene assolutamente cancellato da questa irresponsabile comunicazione), che hanno più volte dichiarato di voler salvaguardare il settore e l'occupazione, prendessero atto di ciò e agissero di conseguenza". "La Fim Cisl rigetta con forza gli esuberi previsti su Cornigliano, con azioni di mobilitazione dei lavoratori".