Medicina

Yara, ergastolo a Bossetti: prova del Dna è valida

Yara, ergastolo a Bossetti: prova del Dna è valida

Lo scrivono i giudici della Corte d'assise d'appello di Brescia nelle motivazioni di quasi 400 pagine con cui confermano l'ergastolo per Massimo Bossetti per l'omicidio di Yara Gambirasio. Lo sottolinea la Corte d'Assise d'Appello di Brescia nelle motivazioni della sentenza che, il 17 luglio scorso, ha confermato la condanna all'ergastolo al carpentiere di Mapello per l'omicidio della tredicenne di Brembate Sopra.

Le finalità dell'aggressione a Yara, proseguono i giudici furono "dai contorni sessuali" e il movente che ha spinto Massimo Bossetti a uccidere la giovane "può essere circoscritto nell'area delle avances sessuali respinte, della conseguente reazione dell'aggressore a tale rifiuto, unita al sicuro timore dello stesso di essere riconosciuto per aver commesso nei confronti della ragazza qualcosa di grave". La presenza del Dna, proprio in corrispondenza di una ferita sul corpo della vittima, "non trova altra spiegazione se non quella che l'aggressore-omicida abbia rilasciato la propria traccia genetica al momento del ferimento". "Si deve ribadire quindi ancora una volta e con chiarezza che un'eventuale perizia - ribadiscono i giudici -, chiesta a gran voce dalla difesa e dall'imputato, consentirebbe un mero controllo tecnico sul materiale documentale e sull'operato del Ris". Ed è per questo che una perizia sarebbe stata un controllo del lavoro dei consulenti dell'accusa e della parte civile. Per i giudici, inoltre, "la doglianza della difesa circa la violazione del principio del contraddittorio", relativa anche all'analisi del dna, è "del tutto infondata". Ma contro Bossetti c'è anche altro: è presente in zona quando Yara viene uccisa, il suo furgone è compatibile con quello immortalato dalle telecamere, la calce e le sferette metalliche trovate sul corpo della 13enne sono compatibili con chi lavora nei cantieri edili.

Grande Fratello Vip: Daniele Bossari esce dalla casa per gravi motivi personali
E, a conquistare il primo posto, rubandolo alla De Lellis , è stato Daniele Bossari (27 per cento dei voti ). Daniele è contento di aver avuto la possibilità di stare a pregare in solitudine a fianco dell'agente .

Ora occorre vedere se le argomentazioni dei difensori e dei periti contrapposte alle sentenze di primo e di secondo grado convinceranno i giudici della suprema corte a disporre una revisione del processo.