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Mafia: colpo alla famiglia di Borgo Vecchio, 17 fermi

Mafia: colpo alla famiglia di Borgo Vecchio, 17 fermi

Maxi retata del Nucleo Investigativo dei Carabinieri a Palermo: gli agenti dell'Arma hanno fermato 17 persone con l'accusa di associazione mafiosa, estorsione, tentato omicidio, rapina, illecita detenzione di armi e munizioni e fittizia intestazione di beni.

Le indagini che hanno portato agli arresti, prosecuzione di pregresse operazioni condotte nei confronti del mandamento di Porta Nuova, hanno permesso la disarticolazione dell'attuale organigramma della famiglia mafiosadi Borgo Vecchio, individuandone gli assetti e le relative dinamiche attraverso le numerose attività di intercettazioni audio/video ed il contributo di due collaboratori di giustizia, ex esponenti apicali del clan.

Con il ritrovamento del cosiddetto "libro mastro" sono state ricostruite 14 estorsioni ai danni di imprenditori e commercianti della zona e proprio alcuni di loro hanno denunciato i loro aguzzini. Già delegati, secondo gli inquirenti, a curare il sostentamento economico dei familiari dei detenuti, unitamente alla gestione dello spaccio nel territorio di sostanze stupefacenti. Sequestrate anche diverse attività commerciali riconducibili a Cosa nostra, intestate a prestanomi attraverso le quali l'organizzazione criminale riciclava il denaro sporco.

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I voti raccolti " da condannati, arrestati e indagati per fatti gravi, sono secondo i dati oltre 97mila ". L'accusa è di associazione a delinquere finalizzata all'evasione fiscale .

Individuati, infine, gli autori di una sparatoria avvenuta il 4 marzo 2015, nella piazza centrale del quartiere di Borgo Vecchio e i responsabili di una rapina avvenutala sera del 26 giugno 2011 in un'abitazione dello stesso quartiere. Alcuni commercianti, interrogati, hanno confermato le condizioni imposte da Cosa nostra. La commissione di quel reato non era stata autorizzata e, quindi, i responsabili erano stati poi aggrediti fisicamente dagli esponenti del mandamento di Porta Nuova e dagli stessi vertici della famiglia mafiosa di Borgo Vecchio. Ganci si era così avvalso di Fabio Bonanno, Salvatore D'Amico, Luigi Miceli e Domenico Canfarotta.

"Nel corso degli anni cosa nostra ha mutato pelle e diversificato i propri affari", ha dichiarato il Colonnello Antonio Di Stasio, Comandante provinciale dei Carabinieri di Palermo. Dalle indagini è emerso che il rachet del pizzo continua a essere una delle principali forme di guadagno di Cosa Nostra, come ha dimostrato il contenuto del "libro mastro" del pizzo. Cosa nostra, ha aggiunto, "oggi appare indebolita, ma sempre viva" ed impegnata nella ricerca quotidiana e ossessiva di denaro.

Pizzo, estorsioni, racket, le mani della mafia sul quartiere venivano estese grazie ai 'classici' metodi della criminalità organizzata; Ganci in particolare, stava provando nuovamente a rimettere in piedi un clan decimato dagli arresti degli anni passati: dopo la sua scarcerazione, i Carabinieri non lo hanno perso di vista ed hanno potuto annotare la sua scalata al vertice della locale cosca mafiosa.