Finanza

Uber, rubati dati di 57 milioni di utenti

Uber, rubati dati di 57 milioni di utenti

A dichiararlo è stato l'amministratore delegato in persona, Dara Khosrowshahi.

Secondo Bloomberg inoltre, Uber avrebbe preferito pagare un riscatto di 100 mila dollari agli autori del maxi furto per evitare che divulgassero la notizia e cancellare i dati. In particolare, furono trafugati indirizzo mail, nomi, numero di telefono degli utenti, numeri di patente dei conducenti.

Nel frattempo l'azienda ha licenziato il capo della sicurezza, Joe Sullivan, e uno dei suoi vice per aver gestito il ricatto e aver taciuto sulla vicenda.

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El Norte desveló un informe, el miércoles pasado, sobre la "inspección in situ" de Kim a la fábrica de tractores de Kumsong. Corea del Norte estará enlistada junto con Irán , Sudán y Siria como países promotores del terrorismo .

A discolpa di Kalanick, c'è il fatto che, così come confermato dalla compagnia, venne a conoscenza dell'attacco nel novembre del 2016. Lo ha ammesso la stessa società di noleggio. "Stiamo monitorando gli account interessati - ha poi aggiunto - e li abbiamo segnalati per una ulteriore protezione". Dopo il secondo attacco - finora noto - Uber ha patteggiato 3 mesi fa con la Ftc, ma senza ammettere di aver commesso un crimine, per la violazione della privacy dei clienti. Il consiglio di amministrazione di Uber ha avviato un'indagine sul team di Sullivan il mese scorso, che ha portato alla divulgazione dell'attacco informatico e il suo occultamento.

Un gruppo di hacker è riuscito a rubare i dati personali di 57 milioni di clienti e conducenti di Uber, una violazione che la società ha nascosto per più di un anno.

L'INIZIATIVA EUROPEA Per rendere meno pericolosa la reticenza delle imprese - per la maggior parte extraeuropee - a denunciare le violazioni di cui sono vittime, Bruxelles ha messo in campo alcune iniziative. Anche perché Uber, non avendo pubblicamente divulgato la sottrazione di dati per tutto questo tempo, ha probabilmente violato diverse leggi, federali e statali, a partire da quelle della California, dove ha sede. "Non è ancora chiaro se Uber abbia corrisposto un riscatto. Londra e altri governi sono andati vicini a vietare il servizio, accusando Uber di comportamenti irresponsabili". "In ogni caso", ha proseguito, "è importante sottolineare che mai bisogna cedere a questo tipo di ricatti". Appare probabile, dalla data del furto, che i pirati informatici avessero approfittato del bug che, dal settembre 2016 al febbraio 2017, mise a rischio cracker le informazioni sensibili degli utenti di Uber, Fitbit, OkCupid e Yelp e numerosi altri siti.