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Gerusalemme. Il Santo Sepolcro chiuso per protesta

Gerusalemme. Il Santo Sepolcro chiuso per protesta

La reazione così ferma delle Chiese è per non modificare lo status quo che va avanti da secoli e che è sempre stato riconosciuto e rispettato.

Due settimane fa la municipalità ha così avviato la procedura, notificando al ministero delle Finanze, l'atto formale con il quale avrebbe iniziato a far partire le cartelle esattoriali su 887 proprietà cristiane senza includere chiese, luoghi di preghiera e altri edifici di spiritualità. Una questione vecchia che si trascina da tempo e che è oggetto persino di negoziati tra Israele e la Santa Sede.

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Per la chiesa del Santo Sepolcro, comunemente considerata il luogo di sepoltura di Cristo, oggi è la terza giornata consecutiva di chiusura. La Basilica del Santo Sepolcro, a Gerusalemme, ieri è stata chiusa per protesta contro le iniziative del comune della Città Santa per volere dei capi delle Chiese responsabili del Santo Sepolcro: il Patriarcato greco ortodosso, la Custodia di Terra Santa e il Patriarcato armeno. Si tratta di episodi distinti, ma che hanno contribuito a creare un timore nel governo e nelle autorità israeliane, che si è trovato di fronte all'ipotesi di dover discutere la proprietà dei terreni su cui sorge il Parlamento con una società privata, uno scenario considerato inaccettabile. In un'intervista con il Times of Israel Azaria ha dichiarato che "La speranza è di negoziare una soluzione con i nuovi proprietari e, se questo non avverrà, allora la legge trasferirà i diritti di proprietà della terra allo Stato di Israele". Nella dichiarazione di domenica il testo è stato definito "ripugnante" e paragonato a "leggi di natura simile che sono state messe in atto contro gli ebrei in Europa durante periodi oscuri". Il primo, la richiesta da parte del comune di Gerusalemme di tasse municipali ('Arnonà in ebraico) dal 2010 in poi - quindi anche retroattivamente - per tutte quelle proprietà che non siano luoghi di culto: una somma calcolata attorno ai 650 milioni di shekel (quasi 155 milioni di euro).

Questa disputa, unita alla violazione dello status quo per quanto riguarda il pagamento delle tasse municipali, vengono interpretate dalle Chiese come l'ennesimo passo in una direzione ostile verso le comunità cristiane locali. "Avevano detto per poche ore ma ancora non si sa quando riaprirà". Sulle mura della basilica è appeso un poster con l'immagine del Santo Sepolcro; in alto la scritta: "Quando è troppo è troppo".