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Di Maio: ''Senza il M5S il governo non si fa''

Di Maio: ''Senza il M5S il governo non si fa''

Ognuno aspetta le mosse dell'altro. Domani l'incontro all'hotel Parco dei Principi di Roma, dove confluiranno gli oltre 300 eletti nelle file del Movimento. Al Senato invece il centrodestra è a quota 135 (58 uninominale, 37 Lega, 33 Fi, 7 Fdi), il Movimento 5 stelle a 112, il centrosinistra a 57 (13 uninominali, 43 Pd, 1 Svp) e Liberi e uguali a 4, per complessivi 308 seggi su 315.

Le Camere si riuniranno a partire dal 23 marzo. Nessuna parola, neanche il nome o il cognome viene proferito dai parlamentari alla selva di cronisti che li attendono.

Questi sono gli stessi personaggi che avevano puntato forte su Renzi, ed ora si riposizionano per salvare la ghirba politica, preservare le nomine nelle aziende pubbliche, mantenere i legami preferenziali con coop e fondazioni bancarie, e vivere felici e contenti almeno per un'altra legislatura. Diversa la situazione nel Pd, dove è scontro sulle trattative, compreso un ipotetico accordo col M5S. Grillo da garante M5s ironizza pero' su Renzi che vuole dimettersi da segretario del Pd: "Peccato, altrimenti il Pd poteva scendere al 10%...". Si ragiona cioè in modo operativo su come completare l'unione bancaria (ad esempio, ne ha discusso su questo sito Angelo Baglioni). Perché al momento il traguardo più realistico è un "governo della non sfiducia", modello 1976, quando Giulio Andreotti governò per due anni senza avere la maggioranza e grazie all'astensione del Partito Comunista Italiano guidato da Enrico Berlinguer.

Ripetendo la linea del 'no' a inciuci, se, ha ipotizzato, nascesse un governo Pd-FI-Lega allora "prendete i popcorn perche' a quel punto il nostro consenso salira' ancora". La pena da scontare, in caso di fallimento, è il rischio che la nuova "terza Repubblica" sia destinata a restare una parentesi, una risposta estemporanea a una crisi che il Movimento ha cavalcato fino ad arrivare (presumibilmente, per ora) a Palazzo Chigi; e che, a parentesi chiusa, si torni alla tradizionale contrapposizione tra destra e sinistra, caratteristica principale della "seconda" Repubblica. Ma una cosa è sicura.

Lega chiede un posto in giunta Musumeci
Si tratta di un'intenzione, una promessa, un annuncio che si ripete in ambito politico regionale da almeno venti anni. In una condizione di normalità, cento giorni possono essere uno spazio significativo per fare un primo bilancio.

"A Bruxelles - spiega ancora Salvini - saranno contenti perchè tutti sono contenti se l'Italia cresce". Dall'altra parte il MoVimento non ha "rubato" voti solo al Partito Democratico ma anche a Forza Italia.

Cosa fare dunque? Si lasciano morire, in una sorte di eutanasia controllata e temporizzata, tutti gli scenari di governo, bruciati nel giro di poche battute su giornali e tv? "Rispetto il Colle, - ha fatto sapere Salvini - ma la Lega è stata stra votata, siamo pronti a governare, io non mi scanso".

"È un retropensiero che i grillini stanno coltivando, a patto che la nuova legge garantisca una maggiore governabilità alla prima forza politica del paese", dicono su La Stampa.

I temi economici sono il primo obiettivo, ribadisce.