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Brescia, morto l'imprenditore Soffiantini

Brescia, morto l'imprenditore Soffiantini

Nella tarda serata del 17 giugno 1997, una banda composta da quattro persone fece irruzione nell'abitazione di Giuseppe Soffiantini, a Manerbio, immobilizzando e imbavagliando la moglie dell'imprenditore e la domestica e chiudendole in cantina. Per il rilascio di Giuseppe Soffiantini fu pagato un riscatto di cinque miliardi di lire, inizialmente la richiesta fu di 20 miliardi di lire, successivamente modificata. L'imprenditore bresciano Giuseppe Soffiantini è morto questa notte a Brescia.

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Secondo lui Nicastri avrebbe consegnato una "borsa piena di soldi" al capomafia Michele Gucciardi, dopo aver concluso un affare. I suoi rapporti stretti a doppio filo con i boss mafiosi, gli sono costati il sequestro di centinaia di milioni di euro.

Titolare di un'azienda attiva nel settore tessile, Soffiantini venne rapito la sera del 17 giugno 1997. Artefici del sequestro furono Mario Moro, un pastore sardo e Pietro Raimondi, di Manerbio: i due si erano conosciuti in carcere. Il 25 gennaio 1998 i rapitori avevano inviato a Enrico Mentana, allora direttore del Tg5, una lettera dell'imprenditore contenente un lembo del suo orecchio. La sua morte ha riacceso i riflettori sulla dolorosa vicenda che lo coinvolse vent'anni fa e che si concluse con la sua liberazione dopo un riscatto pari a 5 miliardi di lire. L'ostaggio, poi, venne ceduto a un altro gruppo di banditi capeggiati da Attilio Cubeddu e Giovanni Farina e trasferito in Toscana, dove avrebbe trascorso tutto il periodo della prigionia. Farina fu poi arrestato in Australia, mentre Cubeddu, mai rintracciato sarebbe stato ucciso dallo stesso Farina, intenzionato a non dividere i soldi del riscatto. Fu organizzato anche un blitz per farlo fuggire ma a perdere la vita fu un ispettore di polizia. L'83enne era ricoverato da qualche giorno a seguito di problemi cardiaci.