Tecnologia

Scandalo Facebook, Zuckerberg Ammette: "Sono io il responsabile di quanto successo"

Scandalo Facebook, Zuckerberg Ammette:

Ne ha voluto parlare direttamente sulla sua pagina personale lo stesso Mark Zuckerberg: "Abbiamo fatto degli errori e c'è molto ancora da fare ora". Ho lavorato per capire esattamente cosa è successo e come fare in modo che non succeda ancora. Delle misure sarebbero già state adottate negli ultimi anni e altre seguiranno, in particolare per quanto riguarda le app disponibili sulla piattaforma: grazie ad una di esse, "Thisisyourdigitallife", e approfittando delle falle nella sicurezza di Facebook, il ricercatore russo Alexander Kogan aveva fatto incetta delle informazioni all'origine dello scandalo. "Considerando come funzionava allora la nostra piattaforma, significava che Kogan era in grado di accedere a decine di milioni di dati dei loro amici". L'integrità informatica di Facebook non è stata quindi violata in nessun modo ed è su questo punto che i legali del Social Network più famoso al mondo puntano per tranquillizzare gli utenti e ridimensionare l'accaduto.

"Siamo fortemente impegnati nel proteggere le informazioni delle persone e accogliamo l'opportunità di rispondere alle domande poste dall'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni": lo dice Stephen Deadman, Deputy Chief Global Privacy Officer di Facebook, dopo che l'Agcom ha inviato alla società una richiesta di informazioni sull'impiego dei dati "per finalità di comunicazione politica da parte di soggetti terzi".

Facebook nel 2015 scopre la faccenda e chiede a Cambridge Analytica di cancellare questi dati. Lo fa con un post del suo fondatore, che si scusa e si giustifica.

Sarri, ora non penso a rinnovo contratto
Così Maurizio Sarri , allenatore del Napoli , durante la consegna del trofeo Maestrelli a Montecatini, in provincia di Pistoia. Non vinciamo partite non giocate bene per caratteristiche e forse anche per mentalità, ci piace vincere bene.

Quello di Mark Zuckerberg, a oltre 48 ore dallo scoppio della bufera, è dunque un silenzio assordante. "E queste certificazioni sono arrivate".

Insomma, oggi stiamo assistendo al redde rationem di questo grande disegno pseudo-democratico e vagamente autoritario che ha tenuto buoni americani ed europei durante la più grande crisi economica dal 1929 a oggi semplicemente ponendoli incollati a uno smartphone a mettere dei "like" su notizie qualsiasi e su altre chiaramente false? E' pronta in Usa la prima 'class action' degli utenti del social network, davanti al Tribunale di San Jose' in California, dov'e' stata citata anche Cambridge Analytica. "Dobbiamo sistemare le cose". Tutti abbiamo esperienza di banner pubblicitari che, come ci leggessero nel pensiero, ci offrono proprio il prodotto che avevamo cercato poco prima e, su questo, almeno a parer nostro. Voglio ringraziare tutti voi che continuate a credere nella nostra missione e lavorare per costruire questa comunità insieme. Impareremo da questa esperienza per garantire ulteriormente il social e rendere la nostra comunità più sicura per tutti. La tecnica di manipolare le preferenze politiche è vecchia quanto la stampa, ma se entrano in gioco metriche social è evidente che tutto si fa più complesso e oscuro, se non altro per l'opportunità di basare il proprio lavoro su un archivio che descrive alla perfezione gli usi e i costumi degli elettori.