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Palermo: voto di scambio, arrestati fratelli Caputo esponenti della Lega

Palermo: voto di scambio, arrestati fratelli Caputo esponenti della Lega

Attaguile ha quindi ribadito il suo impegno "nel progetto della Lega e di Matteo Salvini perché non metto in discussione la mia onorabilità". I carabinieri hanno anche arrestato Benito Vercio, 62 anni, indicato dagli investigatori come "procacciatore di voti nel termitano". Pertanto gli elettori, lo scorso 5 novembre, si sarebbero recati alle urne convinti di avere espresso la propria preferenza per Salvino.

I due fratelli sono attualmente ai domiciliari. Episodi che si concretizzano nella promessa di posti di lavoro avvalendosi anche di soggetti indicati come grandi elettori. "Posti di lavoro sia presso imprese private e presso uffici pubblici non meglio definiti".

Tra gli altri indagati, ci sono le persone che avrebbero accettato lo "scambio" elettorale. Quest'ultimo, secondo gli inquirenti, sarebbe stato a conoscenza del piano di Caputo ma non esiste la prova che egli abbia contribuito alla campagna elettorale.

Milan, Gattuso: "Sono molto arrabbiato, sconfitta che brucia"
Il tecnico rossonero si è soffermato sugli aspetti tattici del derby: "Vedremo il solito Milan al quale piace verticalizzare". In Nazionale si è riposato, ha cambiato aria. "Quella che piace a me, domenica a Milanello non era un bel vedere".

Caputo ha militato sempre nelle fila del centrodestra. Gli indagati sono una ventina. Poi, ci sono anche un assessore del Comune di Termini Imerese, Loredana Bellavia, con la delega alla Cultura, ed un consigliere comunale, Michele Galioto, militare in congedo, entrambi del gruppo "Noi con Salvini". Lo ha detto il Procuratore capo di Termini Imerese Ambrogio Cartosio parlando coni cronisti dell'inchiesta partita da un esposto in procura. La segnalazione riguardava Agostino Rio, addetto alla biblioteca e del museo da cui si assentava con assidua frequenza. Un'indagine a vasto raggio, che tuttora è in corso e che potrebbe coinvolgere anche altri nomi eccellenti. In particolare, sia i manifesti elettorali che i volantini distribuiti recitavano solo il cognome del candidato "CAPUTO" (omettendo qualsiasi effige fotografica) e, nella lista, il Mario Caputo aveva fatto aggiungere al proprio nome il falso appellativo "detto Salvino", con il quale era invece conosciuto l'incandidabile fratello Salvatore. Da quella estromissione arrivò poi la candidatura del fratello Mario. A Caputo era subentrato il deputato Pietro Alongi.

Il Gip, pur condividendo in pieno l'impostazione probatoria sul piano delle esigenza cauteari, ha riqualificato il reato in attentato ai diritti politici del cittadino. Una situazione di doverosa applicazione delle norme che impongono l'esigenza dell'applicazione delle misure cautelari.