Internazionale

Il video dei passeggeri che cantano Bella Ciao a Matteo Salvini

Il video dei passeggeri che cantano Bella Ciao a Matteo Salvini

Certo, resta da capire qual è la linea del governo italiano sulle sanzioni e soprattutto sulla Nato.

Forse le dichiarazioni del ministro Salvini mirano a creare un'opinione pubblica favorevole in quelle Regioni, praticamente tutte, che si sono fermamente opposte alla creazione di altri Cpr, espressamente previsti ancora dal decreto Minniti-Orlando del 2017 per complessivi 1600 posti. L'obiettivo è "essere più severi ma più giusti nei confronti di chi ha diritto". L'Italia non è attaccata da est ma da sud. "L'idea è la protezione esterna delle frontiere", ha spiegato Salvini aggiungendo di aver chiesto al premier Conte di farsi portavoce con gli alleati della Nato di questa richiesta al G7. E sui tempi ha detto ironicamente: "Domani vado a prendere mia figlia all'asilo che è vicino, e quindi mi è più comodo Como che Vibo". L'attuale regolamento che riguarda le Ong operanti nel Mediterraneo "non consente interventi efficaci".

Oltre al ministro dell'Interno e vicepremier Salvini nel parco della residenza dell'ambasciatore russo Sergey Razov c'erano la presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati e il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi. Malta non ci sta e reagisce a brutto muso: "Il governo di La Valletta nega di non dare assistenza ai migranti" è scritto in una nota.

La Fiorentina chiede 60 milioni per Chiesa
Come padre mi segue tantissimo e mi riprende soprattutto dal punto di vista comportamentale. L'anno scorso presi un cartellino rosso ingenuo a Pescara e non mi parlò per tre giorni.

Quanto alle relazioni messe in piedi con la Tunisia e gli altri Paesi africani, ha sottolineato Minniti, "non vorrei fossero messe in discussione". Ecco perché, ha ribadito Salvini, "bisogna lavorare a monte" per "far lavorare bene magistratura e polizia".

"Salvini dice che sarà a Vibo il prima possibile?"

A giudicare dalle prime mosse sul fronte industriale sembrerebbe proprio di no. E' un paradosso, infatti, che debba essere la Lega a convincere il Movimento Cinque Stelle a non chiudere l'Ilva di Taranto, un sito industriale che, considerando l'intero indotto, genera circa 20mila posti di lavoro: di fatto l'unico vero sbocco occupazionale di un territorio in fortissima sofferenza.